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Superprestige 2026-2027
#1
[Immagine: HAKlPk3XMAE9u3i?format=jpg&name=large]

Si segue il format della CDM, dunque.

Prove concentrare in un arco temporale più breve per dare possibilità a più atleti di fare classifica.

Peccato solo Overijse troppo presto. Andrebbe invertira con Zolder.
 
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#2
Middelkerke sarà in notturna e a tema Halloween.
 
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#3
Domenica la stagione del ciclocross entrerà realmente nel vivo con l'inizio della challenge di più antica: il Superprestige.

E si partirà subito in modo scoppiettante, dato che la gara che apre il Superprestige è il leggendario Druivencross di Overijse.

Druivencross significa, letteralmente, cross dell'uva.

E' un soprannome che deriva dal fatto che Overijse si trova in una regione nota per la coltivazione di uva in serra.

Però la gara di Overijse ha anche un altro soprannome: "De moeder aller crossen"

Tradotto: "La madre di tutti i cross".

E' una gara antica, la cui nascita va vista come uno degli spartiacque tra il ciclocross ancestrale e quello moderno.

La prima edizione risale al 1960, all'alba di un decennio che vede la disciplina entrare in una nuova era.

I Mondiali esistono da soli dieci anni, Renato Longo ha appena messo la parola fine all'egemonia iridata francese e la sua rivalità con il tedesco Rolf Wolfshohl sta gettando le basi che caratterizzeranno tutti i dualismi del ciclocross nei decenni successivi.

Nel 1960 il Belgio non è ancora il paese in cui tutto converge per quanto riguarda il ciclocross.

E' sui campi di Overijse che quella disciplina - per decenni considerata la sorella povera di strada e pista - diventa leggenda.

L'albo d'oro, del resto, parla da solo: Albert Van Damme, Eric De Vlaeminck, Roger De Vlaeminck.

Le istituzioni del cross belga negli anni 60/70.

Poi arriva Roland Liboton, il volto del ciclocross anni '80, che a Overijse alza le braccia al cielo per ben 16 volte.

Si perché in breve tempo il Druivencross diventa così popolare che organizzarne una sola edizione all'anno non basta.

Ne servono due.

Nel 1982, Overijse - insieme a Diegem, Asper-Gavere e Zillebeke - è uno dei circuiti fondatori del Superprestige.

Nel gennaio del 1985 arriva la prima vittoria straniera per mano del neerlandese Hennie Stamsnijder.

E a metà anni '90 Overijse smetterà, addirittura, di essere un feudo belga-neerlandese.

Tra il 1992 e il 1996, infatti, la terra dell'uva parla spesso e volentieri italiano.

Daniele Pontoni e Luca Bramati colgono due vittorie a testa a Overijse, in un momento storico in cui il Belgio fatica addirittura a conquistare un piazzamento sul podio.

Il 17 dicembre 1995 arriva, perfino, una storica doppietta.

Toccherà all'uomo dei grandi appuntamenti Erwin Vervecken vestire i panni del salvatore della patria.

Una costante, peraltro, nella sua carriera.

L'Italia, ad ogni modo, è tutt'oggi la terza nazione più vincente, nella storia, ad Overijse.

E con la vittoria - l'anno scorso - di Sara Casasola tra le donne, è l'unica nazione al di fuori del BeNe a essere salita sul gradino più alto del podio sia al maschile che al femminile.

Nel 2001 il Druivencross è uscito, inoltre, dal Superprestige.

E per vent'anni è rimasto fuori dai grandi circuiti del ciclocross, rientrandovi solamente nel gennaio 2021, quando fu prova conclusiva della Coppa del Mondo.

Ciò non ha minato il prestigio della gara di Overijse, anzi, l'ha resa la cosa più vicina a una classica del cross.

Del resto dietro a tutto questo fascino, c'è anche tanta sostanza.

Il Druivencross propone uno dei tracciati più belli, duri e completi dell'autunno-inverno fiammingo.

E' caratterizzato da pavé, numerose sezioni tecniche e un fondo che, con la pioggia, diventa un campo minato.

Il cuore del circuito è il Tenotsberg.

Una salita vera, dura, tosta. Di quelle che, giro dopo giro, si fanno sentire sempre di più nelle gambe.

Ma dopo tutto questo preambolo, vi voglio proporre una gara che aiuta veramente a capire cosa sia Overijse.

Torniamo al 7 dicembre 2014.

Siamo all'alba dell'epopea del più grande crossista di tutti i tempi: Mathieu van der Poel.

L'asso neerlandese è ancora un teenager, ma due mesi più tardi vincerà il suo primo Mondiale.

A contendergli il successo, in questo caso, non è Van Aert.

I rivali che van der Poel trova a sfidarlo mentre dà il suo primo assalto a Overijse si chiamano Klaas Vantornout e Tom Meeusen.

Vantornout è un veterano, scuola Mario De Clercq. Ha 32 anni, un titolo nazionale belga e due argenti mondiali alle spalle.

Non è un corridore appariscente, non è un atleta esplosivo, non è uno che vince molto.

Però è uno che viene fuori quando le gare si fanno veramente toste.

E' solido, è ruvido, è aggressivo, è fisico. E' un ciclopratista vecchia maniera. Di quelli che menano.

Ne saprà qualcosa Van Aert un mese più tardi, a Erpe-Mere.

Meeusen, invece, è un'altra cosa.

E' un precursore. Rappresentante di un futuro prossimo che sta per venire, suo malgrado, già superato.

Nelle gambe ha la dinamite e il suo è un ciclocross fatto di tecnica e atletismo.

Meeusen salta gli assi come nessuno. E in volata è imbattibile.

Corre accorto, gestisce le energie. Catenaccia. E quando si entra negli ultimi minuti di gara, si scatena come un toro brado.

A inizio anni '10, era considerato il nuovo prodigio del ciclocross belga.

Del resto cosa si poteva dire di uno che, a 22 anni appena compiuti, fulminava Sven Nys sotto la tormenta di Kalmthout?

Meeusen era l'erede spirituale di Nys.

L'evoluzione naturale di quel CX che chiedeva pazienza, freddezza e la capacità di risolverla al momento giusto.

Nel 2014, però, Vantornout e Meeusen rappresentano anche i due lati della stessa medaglia.

Due crossisti che hanno lottato per anni per ritagliarsi uno spazio che due ragazzini stanno per portargli via.

Ma combatteranno fino all'ultimo, prima dell'inevitabile resa.

E quella che andò in scena a Overijse 12 anni fa, nella gara più identitaria del Belgio, fu una vera battaglia generazionale.

Due uomini che difendono un simbolo dal nuovo fenomeno.



 
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#4
Il calcio volante di Overijse

L'edizione più iconica della storia recente del Druivencross di Overijse è senza dubbio quella del 18 dicembre 2005.

Siamo in un momento storico molto particolare, quello in cui Sven Nys diventa "ufficialmente" il Kannibaal van Baal.

Mario De Clercq si è ritirato da oltre un anno e Sven Nys, nel 2004-2005, ha compiuto la sua opera di redenzione conquistando il cosiddetto "Grande Slam": Coppa del Mondo, Superprestige, GVA Trofee, titolo nazionale belga e il suo primo iride.

C'è un solo ciclocrossista, al mondo, che ha il talento e la classe per recitare il ruolo di antagonista del Kannibaal nel 2005: Bart Wellens.

I due sono rivali sin dalle categorie giovanili, dove hanno conquistato due Mondiali U23 a testa.

In comune, oltre ai successi giovanili, però, hanno poco altro.

Wellens è nato e cresciuto sui campi da cross. Rappresenta la tradizione belga più arcaica.

Sven, invece, ci arriva in modo laterale, partendo dalla BMX e portando qualcosa di nuovo alla disciplina.

Nys, inoltre, veste la casacca di una squadra neerlandese. E per anni è stato il nemico pubblico numero uno nel suo paese.

Al contrario, Bart ha sempre corso in patria, coccolato dai suoi connazionali.

La sua popolarità è tale che ha un reality a lui dedicato: "Wellens en Wee".

Tra il 2003 e il 2004, quando Nys è al centro della cronaca più per episodi come la "pugnalata di Pijnacker" che per altro, Wellens vince tutto.

Le tre challenge, il titolo nazionale belga, 31 cross complessivi e soprattutto due titoli mondiali.

Nell'affascinante cornice di Monopoli 2003 fu un dominio, sul muscolare circuito di Pontchateau del 2004, invece, arrivò praticamente un passaggio di testimone.

Bart che batte Mario De Clercq in volata. Lo stesso Mario che in quel fondamentale sembrava imbattibile.

L'autunno del 2004, però, aveva portato con sé tante noie fisiche e Bart non aveva potuto, realmente, rivaleggiare con Nys.

Un anno più tardi, tuttavia, la situazione si presentava completamente diversa.

Wellens era in forma. In grande forma.

L'annata di Bart era cominciata con cinque vittorie consecutive. Poi Nys aveva ingranato ed era diventato tutto un po' più difficile.

Ma a una settimana da Overijse, Wellens era tornato a vincere a Igorre. E il giorno precedente aveva difeso con successo un suo feudo: Essen.

Il 18 dicembre 2005, Nys e Wellens si presentano al via della Madre di tutti i Cross con le medesime chance di vittoria ciascuno.

Wellens ha sofferto e soffre l'ascesa del rivale. Il Druivencross è l'occasione ideale per riprendersi il proscenio.

E la gara mette subito in luce tutta l'inquietudine che accompagna Wellens in quei mesi.

Attacca subito, pronti via.

Come se volesse scappare tanto dal Kannibaal van Baal, quanto dai suoi spettri.

Per un po' sembra anche funzionare. Del resto, Wellens sarebbe un fenomeno.

Ma Nys non è da meno.

Ingrana piano piano e a metà gara riacciuffa la lepre Bart, grazie anche all'aiuto di un suo giovanissimo compagno di squadra.

Un ragazzone neerlandese di vent'anni che mescola un fisico statuario alla capacità di dare del tu alla bicicletta: Lars Boom.

Wellens, quando viene ripreso, va nel panico.

Cade anche, ma è talmente forte da tornare rapidamente sulla testa della corsa.

Le gambe, del resto, non sono mai state il suo problema.

La vera battaglia si gioca su un altro piano.

C'è un tifoso che, ad ogni tornata, quando passa Wellens, ha qualcosa da dirgli.

Come una mosca, ronza nell'orecchio di Bart.

A un certo punto, l'ex iridato lascia che la sua rabbia prenda forma: gli passa davanti e lo colpisce con un calcio volante.

Il finale del Druivencross di Overijse 2005 è paradossale.

Nys cade e si ritira. Boom scivola quando è in testa con Wellens.

Bart resta solo al comando e taglia il traguardo per primo.

Sarebbe anche un successo meritato, perché in gara, alla fine, era stato il più forte.

Ma quel gesto risulta troppo plateale: squalifica e la vittoria passa a Lars Boom.

Da quel momento in avanti, Bart Wellens non sarà più lo stesso.

Durante il resto della stagione, non vince più.

Negli anni successivi arriva qualche bel successo isolato, incluso un titolo nazionale, ma il meraviglioso atleta ammirato tra il 2003 e il 2004 resta un lontano ricordo.

E mentre Nys diventa l'icona per eccellenza del ciclocross, Bart resta sullo sfondo.

L'aspetto forse più amaro è che Bart Wellens nel dicembre del 2005 ha appena 27 anni.

E, infatti, la sua carriera durerà altri 10 anni. Incrocerà anche van der Poel e Van Aert.

Ma quel giorno ad Overijse qualcosa si era rotto. Qualcosa che non si poteva riparare.



 
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#5
Preview Druivencross F

***** Brand
**** van Alphen
*** Alvarado, Fouquenet
** Zemanova, Betsema, van der Heijden
* Worst, Gariboldi, Clauzel

In contumacia Marie Schreiber - indubbiamente la donna del momento - Lucinda Brand non può che essere la favorita per il successo a Overijse.

Quello della Madre di tutti i cross è un tracciato duro, molto più adatto all'iridata rispetto alla Woerden in cui ha faticato martedì.

Inoltre Lucinda arriva a Overijse più riposata rispetto a diverse rivali, avendo saltato la gara di ieri di HG Cross di Heerderstrand.

Però Brand - come da sue dichiarazioni - sta facendo i conti con qualche noia alla schiena e questo potrebbe penalizzarla domani.

La rivale principale di Brand, a mio avviso, è la splendida Aniek van Alphen ammirata in questo inizio di stagione.

Dopo i secondi posti di Meulebeke e Woerden, a Heerderstrand è giunta terza, preceduta di un soffio da Betsema.

Ma a volte i risultati non dicono tutto.

Heerderstrand è un tracciato che si affaccia su un lago, dove la sabbia regna protagonista.

Nulla a che vedere con la Corsa dell'Uva di domani.

E Aniek ha fatto una gara in crescendo, girando più forte di tutte tranne Alvarado nelle tornate conclusive.

Proprio Alvarado ieri ha incantato, prendendosi il successo con un finale "Nyssiano".

Però a Overijse la sua tecnica sopraffina rischia di non bastare per rimanere a galla cinquanta minuti prima di scagliare l'affondo decisivo.

Servono le gambe della Ceylin dei giorni migliori.

Fouquenet si presenta come l'outsider più interessante.

A Meulebeke è sembrata ancora lontana dai livelli toccati durante lo scorso inverno, ma è l'unica che ha riposato tutta la settimana e Overijse è un tracciato che potrebbe esaltarla.

In casa Italia Rebecca Gariboldi è qualcosa in più di un semplice nome da decimo posto.

A Woerden si è dimostrata vicina addirittura al livello di Zemanova e van der Heijden, indice la gamba c'è e consente di avere ambizioni di riguardo.

Preview Druivencross M

***** Vanthourenhout
**** Wyseure
*** Michels, Vandeputte
** Meeussen, Orts, Kuyper
* Mason, Kuhn, Kamp, Ronhaar, Vandebosch

Michael Vanthourenhout è il vincitore uscente, è in formissima e in grandissima fiducia, dati i successi a Dendermonde e Meulebeke.

Cosa chiedere di più?

Ha anche riposato ieri e ha al suo fianco uno scudiero come Kuypers che sta andando fortissimo.

Wyseure è stato meraviglioso a Heerderstrand.

Grazie alla sua pulizia nella guida e a quel pizzico di cattiveria che non guasta mai, ha disarcionato un fortissimo Nieuwenhuis, che a Woerden non aveva fatto prigionieri.

La domanda è: riuscirà a replicare una prova di tale caratura appena 24 ore più tardi, in un altro paese e su un tracciato di tutt'altro genere?

In casa Alpecin la carta migliore sembrerebbe essere Jente Michels.

Il belga aveva le gambe per battere Vanthourenhout a Meulebeke, ma il veterano della Pauwels gliela ha intortata di puro mestiere.

A Overijse servirà metterci un po' più di gomito.

Per Vandeputte, invece, si prospetta una gara sulla difensiva.

Il campione uscente del Superprestige sta bene, ma non è ancora al top. A Overijse si è sempre difeso dignitosamente, ma quello del Druivencross, per certo, non è il suo circuito ideale.

Occhio anche a Witse Meeussen: sta bene e può sfruttare il ruolo di spalla di Wyseure.

Ho dato una stella - di pura stima - anche a Pim Ronhaar.

L'anno scorso fu secondo e al suo top è uno dei più grandi talenti dell'epoca contemporanea.

Però attualmente è proprio fuori condizione e già un decimo posto sarebbe un risultato incoraggiante per lui.
 
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