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17^ tappa: Falzes/Pfalzen - Cortina d'Ampezzo
#1
Mercoledì 23 Maggio 2012

17a Tappa
Falzes/Pfalzen - Cortina d'Ampezzo
(187 km)



Presentazione

Cos’è un tappone?
Mentre pensavamo a come dare una risposta a questa domanda c’è subito tornato alla mente l’interrogatorio di Fantozzi in “Fantozzi contro tutti”, quando lo sfortunato ragioniere doveva illustrare, mentre gli si “intrecciavano i diti” cosa fosse l’oscura “punzonatura”. Scherzi a parte, proprio Paolo Villaggio potrebbe essere una delle persone più indicate a illustrarci luoghi e difficoltà della Falzes – Cortina, essendo il celebre attore un grande appassionato di arrampicate in montagna e nel tempo libero avrà sicuramente scalato qualche parete dei “Monti Pallidi”, magari le stesse da lui prescelte quali quinta ad uno dei capitoli della fortunata saga. Infatti, il finale di questa giornata potrebbe riservare una sensazione di “déjà vu” agli aficionados del personaggio lanciato dal comico genovese, che girò una delle più divertenti scene di “Fantozzi in Paradiso”, la discesa a valle nascosto in una botte di birra per inseguire un carro postale, proprio lungo la strada che dalla cima del Passo Giau condurrà il gruppo a Cortina, atto finale del “tappone”. E adesso tocca a noi cimentarsi nell’arduo compito di dare un significato a questo termine, forse un po’ abusato negli ultimi anni, da quando Zomegnan ha infarcito – talvolta esageratamente – il percorso di salite estreme, spesso proponendole come traguardo. Verrebbe immediato associarlo alla frazione disputata lo scorso anno andando verso le Torri del Vajolet, ma sarebbe un errore perché per tappone sarebbe più logico intendersi un percorso più completo e meno ammiccante verso gli scalatori puri. La storia del ciclismo, più che da tapponi con l’arrivo in salita finale, è fatta d’interminabili successioni di salite, frazioni con oltre 200 Km da percorrersi, 4-5 salite una dietro l’altra e il discesone finale per agevolare anche i campioni che sono meno scalatori. Tolto il chilometraggio, poiché oggi non si andrà oltre i 186 Km, la definizione sembra calzare a pennello con la tappa che si concluderà nella “perla delle Dolomiti” e che proporrà quattro grandi valichi, in un crescendo di difficoltà che avrà il suo clou nell’ascesa ai 2236 metri del Passo Giau, non solo la cima più elevata da raggiungere quest’oggi, ma anche la più ripida. Basta dire che nel 1992 le sue pendenze riuscirono a mettere in croce un campione del calibro di Laurent Fignon che, ironia della sorte, tre anni prima era andato in maglia rosa – nell’unico Giro che vinse – proprio nella frazione che proponeva il Giau, anche se scalato dal versante opposto, abbinato poi alla Marmolada e quindi al Pordoi, tremenda terna di passi affrontata a tratti sotto la neve.
Questa importantissima ma non decisiva giornata – le frazioni di montagna a venire saranno ancor più dure e potranno ancora rovesciare la classifica – partirà in salita poichè i chilometri iniziali vedranno il gruppo, poco dopo il via da Falzes, affrontare la pedalabile ascesa verso Terento (5,7 Km al 5%), piccolo centro posto all’imbocco della Valle dei Mulini, interessante non soltanto per i suoi numerosi mulini ad acqua ma anche per la presenza di spettacolari piramidi di terra formatesi in seguito alla naturale erosione del terreno. In ripida discesa – affrontata dal verso della salita questa strada fu uno dei momenti chiave della frazione che, nel 2004, consentì a Damiano Cunego si rivestire definitivamente la maglia rosa – ci si porterà in Val Pusteria, riallacciandosi per una decina di chilometri al tracciato della tappa del giorno prima, arrivando a Chienes – dove iniziava la salita finale verso Issengo – e poi seguitando sulla statale di fondovalle sino al bivio per la Val Badia, sovrastato dall’omonimo castello, maniero eretto nel X secolo d.C. e che in oltre mille anni di storia ha visto mutata due volte la sua destinazione d’uso originaria, divenendo prima un monastero benedettino e infine un albergo.
Nei successivi 28 Km si risalirà quasi per intero la valle di Corvara, con pendenze dolci che costituiranno un utile riscaldamento in vista del primo dei quattro passi di giornata, il Valparola. Prendendo gradualmente quota il tracciato raggiungerà il comune che ha lo stesso nome della valle, la cui frazione principale è molto conosciuta agli appassionati di ciclismo perché per anni Pedraces ha ospitato il raduno di partenza della più “gettonata” gran fondo italiana, la Maratona dles Dolomites, costretta poi a traslocare a Corvara per il sempre più crescente numero di partecipanti. È anche la base di una bellissima escursione, in parte effettuabile in funivia, che permette di raggiungere uno dei più elevati luoghi di culto dell’Alto Adige, il santuario di Santa Croce (2045 metri di quota), eretto ai piedi dell’omonimo “sasso”, cima delle Dolomiti Orientali che precipita verso la Val Badia con una parete verticale lunga quasi 900 metri.
Giunti a La Villa, dove si trova la celebre pista nera della Gran Risa, il gruppo cambierà valle e imboccherà quella di San Cassiano, risalendo la quale si perverrà nel volgere di una quindicina di chilometri circa ai 2197 metri del Passo di Valparola, affrontando in questo tratto una pendenza media del 5,6%. Nulla di trascendentale, una sorta di prolungamento del riscaldamento iniziato già da diversi chilometri e in attesa di giungere sulle salite più attese di giornata. Subito sotto lo scollinamento si trova il più celebre Passo del Falzarego, dove il tracciato della tappa confluirà su quello della “Grande strada delle Dolomiti”, uno dei più spettacolari itinerari stradali delle alpi, realizzato a tappe tra il 1895 e il 1909 per collegare Bolzano e Cortina attraverso i passi Costalunga, Pordoi e Falzarego. La sua “genesi” non ebbe scopi turistici ma bellici, essendo questa, all’epoca, zona di confine tra il Regno d’Italia e l’allora impero austro-ungarico, nella quale si combattè aspramente durante la prima guerra mondiale. Testimoni di quei tragici anni sono le gallerie scavate dagli alpini sopra il Falzarego, oggi percorse da un sentiero che permette di salire sul Lagazuoi.
A questo punto il gruppo imboccherà la “strada delle Dolomiti” in direzione di Bolzano, scendendo verso la valle percorsa dal Cordevole – il più importante affluente del Piave, le cui sorgenti si trovano presso il Pordoi – e sfiorando gli svettanti resti del castello di Andraz, citato per la prima volta dopo l’anno 1000 e originariamente proprietà dei vescovi di Bressanone.
Terminata la discesa vera e propria, lunga quasi 21 Km, la strada continuerà a perder quota per un tratto altrettanto lungo, ma in maniera meno decisa, incontrando all’inizio le rive del lago di Alleghe, inesistente sino all’11 gennaio del 1771 quando la caduta di una frana dal Monte Piz provocò lo sbarramento del corso del Cordevole e la conseguente formazione del bacino. Vi si specchia l’omonimo centro di villeggiatura, che tra il 1933 e il 1946 salì alla ribalta della cronaca nera per la catena di eventi conosciuti come “i delitti di Alleghe” e che ispirarono un romanzo di Sergio Saviane e, nel 1965, il film “La donna del lago”, ambientato in questi luoghi ma in realtà girato tra Brunico e la laziale Bolsena, con il locale lago a fare le “veci” del bacino bellunese.
Il tratto di strada che si starà percorrendo farà da “trait d’union” tra la prima grande salita del tracciato e le rimanenti tre, le più importanti ai fini della classifica. Attraversata Agordo, cuore del comprensorio sciistico Dolomiti Stars che negli scorsi anni ha supportato RCS Sport nell’organizzazione di tre duri tapponi (Zoldo Alto, Passo San Pellegrino e Marmolada), si andrà all’attacco della prima di queste tre ascese, quel Passo Duran che è “duro” non solo di nome ma anche di fatto (12,2 Km all’8,1%) e che riveste un ruolo particolare nella storia della corsa rosa, quello di Cima Coppi più bassa di sempre. Accadde al Giro del 1988 quando, tolto di mezzo lo Stelvio dalla neve, “profanata” l’ascesa al Passo del Rombo da un mezzo e caotico sciopero inscenato dai corridori e nell’impossibilità di rendere il Gavia (affrontato il giorno prima dello Stelvio) Cima Coppi “retroattiva”, alla giuria non restò altra scelta che collocare ai 1601 metri del Duran il traguardo intitolato alla memoria del campionissimo. Una gratificazione inattesa ma meritata per il passo dolomitico, le cui inclinazioni – la massima arriva al 14% – in passato hanno messo alla frusta più di un campione; se le ricorderà, tra i corridori in gara in quest’edizione, il veronese Damiano Cunego che lassù patì la prima giornata di vera montagna dell’edizione 2005 e perse quasi sei minuti, vedendo così vanificata la possibilità di ripetere l’exploit dell’anno precedente. Quel giorno l’arrivo era posto in salita a Zoldo Alto, comune composto di frazione scaglionate lungo la strada che conduce ai 1766 metri della Forcella Staulanza, asperità successiva anche di questa giornata. Rispetto al colle appena affrontato è tutto un altro pedalare – sono 12,3 Km al 6,9% – ma col Duran nelle gambe sicuramente lascerà il segno, così come lo lasceranno negli occhi le incantevoli viste sulla cima del Pelmo, monte soprannominato dalle genti locali “Caregon de ‘l Padreterno” perché ha la forma di un immane trono. La successiva discesa porterà il gruppo in uno degli angoli dolomitici meno noti e frequentati, la suggestiva Val Fiorentina dove merita una sosta il Museo Cazzetta di Selva di Cadore, centro principale della vale, intitolato alla persona che nel 1985 scoprì sotto un masso un eccezionale reperto archeologico, lo scheletro di un cacciatore vissuto nel mesolitico e battezzato “uomo di Mondeval”.
Proprio all’uscita da Selva inizierà il tratto più impegnativo di questa giornata, l’ascesa al Giau. Ha un solo “difetto”, quello di non superare i 10 Km di lunghezza per uno sputo, ma in quei 9800 metri in molti vedranno i “sorci verdi”, complici pendenze che andranno da una media del 9,3% a un massimo del 14% e con l’unico conforto dei numerosi tornanti, quasi venti. Giunti nel luogo dove Fantozzi rotolò, per chi sarà riuscito fin lì a stringere i denti e limitare i danni verrà ora il momento d’aprire la bocca e lasciarsi andar giù lungo una discesa ripida ma non troppo, un autentico tuffo dove un buon discesista sarà in grado di recuperare il terreno perduto e chi non lo sarà dovrà accodarsi ai più esperti e sperare nella buona sorte.
Il ragioniere più iellato d’Italia non riuscì a completare l’inseguimento e la lettera che gli sfuggiva, piena di parole d’odio verso la moglie Pina, giunse al “traguardo” prima di lui.
Ma quella era finzione. La Falzes – Cortina è pura realtà, una realtà viva sino ai titoli di coda. Tutto può ancora cambiare.
Dicesi tappone….

I VALICHI DELLA TAPPA

Schnurer Höfe (1259m). Vi transita la “strada del sole”, tra Issengo e Terento. Nei pressi del valico, in località Marchner (1271 metri), nel 2004 era posto il GPM di Terento nel finale della tappa San Vendemiano – Falzes, conquistata come il traguardo della montagna da Damiano Cunego.

Passo di Valparola (2192m). Aperto tra il Sasso di Stria e il Piccolo Lagazuoi, è attraversato dalla strada provinciale che mette in comunicazione la Val Badia con Cortina d’Ampezzo, tra la località di Armentarola e il Passo di Falzarego. È stato finora tre volte GPM al Giro ma le scalate effettuate sono state quattro perché la prima volta (1976, tappa Longarone – Torri del Vajolet) Torriani decise di anticipare lo striscione al passaggio dal sottostante Falzarego. I tre corridori che hanno conquistato questo valico sono stati lo spagnolo Fernández Ovies nel 1977 (tappa Cortina d’Ampezzo – Pinzolo, vinta da Baronchelli), il francese Mottet nel 1990 (tappa Dobbiaco – Passo Pordoi, vinta dallo stesso corridore) e l’elvetico Wegmann nel 2004 (la citata tappa di Falzes). La scalata al Valparola era prevista anche nel finale della tappa Bassano del Grappa – Corvara del Giro 1992 ma, a causa della caduta di una frana lungo la discesa verso La Villa, si scollinò al Falzarego per poi raggiungere il traguardo attraverso il Campolongo. Quotata 2197 sulle cartine del Giro 2012.

Passo di Falzarego (2105m). Aperto tra il Piccolo Lagazuoi e il Nuvolau, è attraversato dalla SS 48 “delle Dolomiti”, tra Pocol (Cortina d’Ampezzo) e Cernadoi (Livinallongo del Col di Lana). Valico tra i più prestigiosi delle Dolomiti è anche uno dei passaggi più frequentati dal Giro d’Italia, che l’ha inserito nel percorso per la prima volta nel 1940, tre anni dopo la prima storica tappa dolomitica. Il primo a conquistarlo è stato Bartali, che poi s’imporrà sul traguardo della Pieve di Cadore – Ortisei, nel primo Giro vinto da Fausto Coppi. Dopo questo precedente altri 17 GPM si sono disputati al Falzarego: tra i dominatori ricordiamo Coppi (1946, 1947 e 1948) e Merckx (1974) mentre l’ultimo è stato Emanuele Sella, in occasione della tappa che vinse sul Passo Fedaia al Giro del 2008.

Sella di Castello (1240m). Attraversata dalla SS 347 “del Passo Cereda e del Passo Duran” salendo da Agordo al Passo Duran.

Passo Duran (1601m). Aperto tra i monti San Sebastiano e Moiazza, è attraversato dalla SS 347 “del Passo Cereda e del Passo Duran” e mette in comunicazione Agordo con Dont (Forno di Zoldo). Al Giro è stato scalato 8 volte e il battesimo fu di fuoco perché la prima scalata avvenne in occasione della tappa Belluno – Moena del 1962, interrotta in cima al Rolle (dove fu dichiarato vincitore Vincenzo Meco) a causa delle pessime condizioni meteorologiche e dopo che sul Duran era transitato per primo lo spagnolo Angelino Soler. Non si salì, invece, nel 1969 quando, per le medesime cause, la tappa Trento – Marmolada fu interrotta e annullata poco dopo la partenza. L’ultimo a scollinare in testa il Duran è stato il colombiano Rujano durante la tappa Marostica – Zoldo Alto del 2005, vinta da Savoldelli.

Forcella Staulanza (1773m). Aperta tra i monti Crot e Pelmetto, è attraversata dalla SS 251 “della Val di Zoldo e Val Cellina” e mette in comunicazione Dont (Forno di Zoldo) con Selva di Cadore. Quotata 1766 sulle cartine del Giro 2012, come il Duran ha debuttato col passaggio in testa dello spagnolo Soler in occasione del tappone del Rolle. Pure annullata nel 1969, ha “assistito” a otto ritorni della corsa rosa che vi è scollinata l’ultima volta nel 2006, durante la tappa Pordenone – Passo San Pellegrino (vinta dallo spagnolo Garate), con passaggio in testa di Fortunato Baliani.

Passo di Giau (2233m). Situato ai piedi dei monti Nuvolau e Giau, è valicato dalla SS 638 “del Passo di Giau”, che mette in comunicazione Cortina d’Ampezzo con Selva di Cadore. Quotato 2236 sulle cartine del Giro 2012. La corsa rosa vi è già salita sei volte, a partire dall’edizione del 1973, quando fu proposto nel tracciato della tappa Andalo – Auronzo di Cadore, vinta dallo scalatore spagnolo Fuente, primo anche al GPM. Gli altri conquistatori di questo valico sono stati il colombiano H. Cardenas nel 1989 (Misurina – Corvara, Giupponi), il francese Cornillet nel 1992 (Bassano del Grappa – Corvara, Vona), Leonardo Piepoli nel 2007 (Trento – Tre Cime, Riccò), Emanuele Sella nella tappa che vinse nel 2008 sulla Marmolada e lo scorso anno Stefano Garzelli nella frazione delle Torri del Vajolet.

Mauro Facoltosi - ilciclismo.it


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#2
Per me è la cipolla scollinano in10 e arrivano quelli a giocarsi la tappa... se arriva la fuga c'è qualcosa che non va
 
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[+] A 1 utente piace il post di Andy Schleck
#3
Il Giau è duro eh. Penso che come al solito la Liquigas menerà le danze fino a metà Giau, e poi W il parroco, è indecifrabile. Non ho ancora capito chi va più forte di chi in salita...
 
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#4
La tappa,per come è disegnata,si presta ad azioni studiate.Il finale in discesa,poi favorisce i più temerari e non è possibile rientrare su quelli al comando se si scollina con oltre 1' sul Giau.
Io credo che la fuga non arrivi,semplicemente perchè con tutta quella salita,credo li vadano a prendere per inerzia a meno che non gli lasciano 20' all'inizio.
 
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#5
(22-05-2012, 05:38 PM)ManuelDevolder Ha scritto: Il Giau è duro eh. Penso che come al solito la Liquigas menerà le danze fino a metà Giau, e poi W il parroco, è indecifrabile. Non ho ancora capito chi va più forte di chi in salita...

Sisi ma predico che Cunego non reggerà... quindi gli altri eccetto Scarponi sono delle pippe in discesa Asd perciò... perché far la corsa quando ci sono Alpe e Stelvio a breve?
 
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#6
Cunego non reggerà di sicuro,attenzione a Hesjedal che in discesa è fenomenale Sisi
 
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#7
Se non si mette ad attaccare ai meno 60, Cunego regge, almeno fin che si sale di passo, se andiamo a vedere i suoi risultati della tappa di Sabato notiamo che nonostante i tanti km fatti in solitaria si sia difeso bene nel finale arrivando ad un minuto dal gruppo di Scarponi, ragion per cui se si gestisce bene al limite perde pochi secondi e rientra in discesa. ...
Io grandi discese di Hesjedal non me le ricordo, anche se penso se la cavi meglio di gente come Basso e JRO, comunque domani mi aspetto un bell'attacco di Cunego e Scarponi in discesa, magari insieme a Kreugir che è un altro che se la cava bene quando la strada scende...
 
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#8
Sul Giau,se non ci son davanti corridori tipo Gadret o Nieve,che magari si son mossi nella salita precedente,anche se salgono di passo,arrivan su in 2 o 3...
 
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#9
Ma com'è sta discesa? Comunque visto l'andazzo se parte da lontano gente forte arriva
 
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#10
Per arrivare in due/tre bisogna fare un passo di quelli che "spezzano" le gambe, cosa che comunque non è da escludere, se fanno un passo normale arrivano in sei/sette e Cunego se è in giornata potrebbe essere tra quei sei/sette. Poi non è da escludere che magari i Lampre lo mandino all'attacco per far sì che poi possa aiutare Scarponi più avanti...
Domani comunque vedremo un paio di cose: chi è il capitano in Astana e se i vari Intxausti, Cataldo, Uran ecc... hanno possibilità di arrivare nei 10 o no. Henao invece son sicuro che tiene, e lui dovrebbe cavarsela anche in discesa se non ricordo male Mmm
 
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