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Davide Formolo
#1
Scheda del corridore Davide Formolo: carriera, biografia, squadre, vittorie, piazzamenti, palmares, twitter, facebook.

Davide Formolo




Nome completoDavide Formolo
SoprannomeRoccia
Data di nascita25 ottobre 1992
Luogo di nascitaNegrar (Italia)
Altezza e Peso181 cm x 62 kg
CaratteristicheScalatore
Professionista dal2014

SquadraCannondale - Garmin
Stipendio- €
Scadenza contratto2016


Biografia
Davide Formolo (Negrar, 25 ottobre 1992) è un ciclista su strada italiano che corre per la Cannondale Pro Cycling Team. E' professionista dal 2014.

a cura di SarriTheBest



Squadre


Palmares




Hanno partecipato alla realizzazione di questa scheda: SarriTheBest
 
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#2
Formolo: «Stanco ma soddisfatto della mia prima corsa WT»
Il pupo della Cannondale parla al termine del Giro di Svizzera

Lo chiamano Roccia perchè non molla mai. Il soprannome di Davide Formolo risale a ben prima di quando ha iniziato a pedalare, ma ben si presta allo sport che da quest'anno è diventato il suo lavoro. Il veronese della Cannondale che sta facendo impazzire di gioia Marano di Valpolicella di ritorno dal Giro di Svizzera ci racconta le sue impressioni sulla sua prima corsa World Tour della sua neonata carriera al termine della sgambata odierna.

«Sono molto soddisfatto per quanto ottenuto, nella tappa di Verbier bastavano un po' di gambe in più per provare a centrare il risultato pieno ma mi rendo conto che il palcoscenico era di quelli importanti, con avversari di alto livello. Ero curioso di misurarmi in una corsa World Tour, ero fiducioso ma non mi aspettavo di andare così bene. Anche ieri siamo andati a tutta, in salita ero a blocco perchè ci siamo scannati per bene fin dai primi chilometri ma ho difeso il mio piazzamento nella generale (7° a 3' da Rui Costa, ndr). È stata una nuova esperienza, positiva».

Dopo il Campionato Italiano di sabato prossimo, «la gamba gira bene, noi della Cannondale saremo in 15, seguirò le direttive della squadra» nel mese di luglio sarà in ritiro a San Pellegrino prima di ritornare in corsa in America e presentarsi alle classiche di fine stagione italiane, compreso il Giro di Lombardia.

Nel suo programma per quest'anno non è prevista nessuna grande corsa a tappe. «Mi sono affidato completamente alla squadra, mi hanno detto che sono ancora troppo giovane per affrontare una corsa di tre settimane. Mi fido dei miei tecnici, hanno più esperienza di me ed è anche loro interesse che io maturi nel modo migliore. Dicono che le qualità per andar bene in un giro in futuro le ho, io per ora penso solo a lavorare come si deve. Non so se un domani sarò il capitano di un team in grado di giocarsi le corse che ho sempre sognato o se sarò un gregario, solo il tempo ce lo dirà. A me il ciclismo finora ha insegnato che bisogna sfruttare ogni giorno al massimo e che il lavoro, prima o dopo, paga».

Giulia De Maio per tuttobiciweb.it
http://www.tuttobiciweb.it/index.php?pag...69708&tp=n
 
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#3
Formolo, la rivelazione
Dopo Svizzera e tricolore, protagonista anche in Polonia

Non l’hanno soprannominato Roccia per la forza che sprigiona in bici. Il soprannome di Davide Formolo risale a molto prima del suo debutto nel mondo del professionismo, decisamente prima del recente Campionato Italiano in cui a 21 anni, battutto dal solo Vincenzo Nibali, ha mostrato a tutti le sue doti e la sua prerogativa: non mollare mai.
«Mi chiamano così da quando avevo 5 anni e andavo in campeggio con la parrocchia sullo Stelvio. Volevo vincere sempre, non importava a quale gioco stessimo giocando, piuttosto che perdere sarei morto. Che si trattasse dei 100 metri di corsa o di una partita a palla prigioniera, piuttosto partecipavo a die­ci gare consecutive pur di non perdere. Sono fatto così, da sempre. Cerco sempre di essere il migliore, non so se sia un pregio o un difetto, e sono fermamente convinto che il risultato migliore è quello che deve ancora arrivare» racconta sorridente il giovane scalatore veronese.
Nato a Negrar il 25 ottobre 1992, vive a San Rocco di Marano di Valpolicella, un paesino sulle montagne veronesi letteralmente impazzito per il suo campioncino. «Si tratta di una cittadina piccolissima, la maggior parte della popolazione è composta da pensionati che si trovano al centro ricreativo per seguire tutti assieme le mie corse. Sono più en­tusiasti di me per come sto andando, li ringrazio per il loro affetto».
Davide, 1.82 mt per 63 kg, si era già messo in mostra tra gli under 23. È ap­prodato al professionismo dopo tre stagioni alla Petroli Firenze Wega Con­tech, con la quale ha vinto quattro gare fra le quali spicca la generale del Giro delle Pesche Nettarine, conquistato per due anni consecutivi, e l’anno scorso il grande pubblico ha iniziato a scoprirlo al Mondiale di Firenze dove si è messo brillantemente al servizio di Davide Vil­lella, attualmente suo compagno nella formazione di Amadio.
In questo inizio di stagione tra i grandi del ciclismo ha saputo ben figurare, mettendosi in mostra nel Gran Premio Costa Degli Etruschi e nel GP di Lu­gano, al Giro di Turchia al rientro dopo lo stop per aver contratto la varicella e al Giuro di Svizzera, la sua prima corsa World Tour di sempre, chiusa in settima piazza a 3 minuti dal vincitore Rui Costa, ma soprattutto nella sfida tricolore andata in scena in Trentino, nella quale si è dovuto inchinare solamente allo Squalo dello Stretto. Per esprimere giudizi e svelare ambizioni, soprattutto per un ragazzo modesto e con i piedi per terra come Formolo, è presto ma come si suol dire se son rose fioriranno... anche dalla roccia.

L’hai fatta sudare la maglia tricolore a Nibali: fino alla fine non hai mollato.
«Beh, Vincenzo è più forte di me e nel finale ne aveva di più. Tutti mi hanno fatto dei gran complimenti per il secondo posto ma io, a dire la verità, già che ero lì speravo di vincere. Non è che mi sono montato la testa, ma non sono uno che si accontenta. Anche contro un cam­pione già affermato come lui, mi scoccia essere battuto. Per un attimo, all’ultimo chilometro, ho anche pensato di potercela fare, perché mi sembrava che Vincenzo fosse un po’ impiantato, ma poi ha ritrovato il colpo di pedale e in volata non c’è stata storia. Detto questo, ho perso da Nibali, mica da un brocco quindi ragionandoci con più calma non posso lamentarmi. Devo dire grazie alla squadra che mi ha dato fiducia, alla Cannondale prometto che tornerò a giocarmi il titolo già dall’anno prossimo. Cosa ci siamo detti alla fine io e Vincenzo? Solo che ce la saremmo giocata lealmente. Merito a lui, questa volta è stato più bravo di me».

Prima del Melinda hai partecipato al raduno azzurro: come è andato?
«Benissimo. Ero il più giovane tra i convocati ed ero un po’ spaesato all’inizio, lo stesso CT mi prendeva in giro perché diceva che sembravo uno junior arrivato per sbaglio nell’hotel della Na­zionale, ma scherzi a parte credo di aver dimostrato di meritarmi l’occasione. Io sono ancora giovanissimo e sono il pri­mo ad essere sorpreso di come sto an­dando, ma ho voglia di fare ancora me­glio e di imparare. Il ritiro con gli az­zur­ri è stata una bella esperienza, per sentirmi parte del gruppo, apprendere la fisolofia di Cassani e studiare il percorso iridato».

E pensare che dalla Svizzera avevi det­to di essere tornato soddisfatto ma an­che parecchio stanco.
«Sì, ma forso ho un buon recupero (ride, ndr). Devo ancora scoprirmi ma, ripeto, sono molto felice per quanto ho ottenuto. Nella tappa di Verbier vinta da Chaves, bastavano un po’ di gambe in più per centrare il risultato pieno ma mi rendo conto che il palcoscenico era di quelli importanti, con avversari di alto livello. Ero curioso di misurarmi in una corsa World Tour, ero fiducioso ma non mi sono messo pressione. L’im­pe­ra­ti­vo per me è lavorare sodo, imparare e dare il massimo».

Il bilancio della prima parte di stagione è positivo?
«Direi di sì. A causa della varicella, contratta a ridosso della Coppi e Bartali e del Giro dei Paesi Baschi, sono stato co­stretto a saltare qualche giorno di corsa, quando la gamba iniziava a girare come si deve ma per il resto sono il pri­mo ad essere stupito del mio rendimento. Ricordo che in Trentino, al Cam­pio­nato Italiano di due anni fa ero arrivato secondo, all’epoca ero Under 23 e fui battuto da Manuel Bongiorno che ora corre con la Bardiani CSF. A due anni di distanza sono sempre argento ma nel­la massima categoria, dietro a un certo Nibali. Non c’è male (sorride, ndr). Il salto tra i professionisti è stato emozionante, rispetto alle categorie minori cambia tutto».

Spiegaci.
«A mio avviso qui è molto meglio che tra i dilettanti perché è un mondo più professionale e, raggiunto l’obiettivo di un contratto, non hai l’assillo di dover dimostrare quanto vali in ogni occasione. Questo non vuol dire che sei appagato, ma che cambia la prospettiva. Per­sonalmente, essendo seguito meglio rispetto al passato, sono più tranquillo e sereno perché devo solo pensare a svolgere il mio lavoro, con le giuste tabelle e persone che ti seguono è più facile farlo. Per quanto riguarda la lontananza da casa non è un peso, viaggio più spesso di prima all’estero, ma avendo corso da under per una squadra toscana per assurdo l’anno scorso ero più spesso lontano da casa rispetto a ora».

Dopo il primo ritiro con la Cannondale hai postato sui social network una tua foto con Ivan Basso e scritto: “ho capito come ci si allena”.
«Sì, ho la fortuna di avere al mio fianco grandi compagni da cui posso imparare molto. Ivan è molto professionale e ha una grinta incredibile, considerata la sua esperienza può dare a me e agli altri giovani molti consigli utili. Oltre a darci qualche dritta su come allenarci, come riposare e come correre, può aiutarci a evitare gli errori che ha commesso lui e pagato sulla propria pelle. Ivan è uno che ti spiega perché fare certe cose e perché non farne altre, con l’esempio. Mi ha definito il suo erede? Guarda, ci metterei la firma per diventarlo (sorride, ndr)».

Quanto ti segue la tua famiglia?
«Parecchio, in casa sono più contenti di me di quanto sto raccogliendo. Devo molto ovviamente sia a mamma Mari­na, casalinga, che a papà Livio, di professione camionista, è lui che all’età di 7 an­ni mi ha messo in bici. Ho un fratello maggiore, Jonathan, che ha 28 an­ni e fa il magazziniere. A supportarmi c’è anche la mia fidanzata Mirna, l’ho conosciuta tre anni fa a una festa, non va pazza per lo sport quanto me ma per amore ormai le tocca seguire il ciclismo. Ah, in casa da qualche mese è arrivata una new entry. Si tratta di Bric, il nostro cane da tartufi. Il nome l’ha scelto mamma».

Se hai scoperto il ciclismo quindi è merito di papà?
«Esatto. Fin da piccolo amo stare a contatto con la natura, mi piaceva aiutare il nonno nei campi, la bici ha rappresentato prima un gioco poi un mezzo per andare in giro, divertirmi e sfogare il mio agonismo (scherza, ndr). Ogni domenica papà usciva a divertirsi con gli amici, alla mattina in bici e al pomeriggio sul windsurf sul Lago di Gar­da. Ricordo benissimo la mia pri­ma bici, sarà durata una settimana (ride, ndr). Era di acciaio, viola, di ottava mano, vecchia e tutta arrugginita però bellissima. La prima gara a 7 anni, ero agitatissimo perché finalmente fa­cevo sul serio, dopo aver passato anni ad assistere alle corse di mio fratello che al pomeriggio riproponevo nella strada sotto casa con la fantasia, non avendo ancora l’età per gareggiare. Quel giorno ho attaccato il numero e mi sono detto “ora davvero sono uno del gruppo”. Una bella emozione, come la prima corsa da professionista».

Se non avessi fatto il ciclista...
«Dove abito c’è un forte richiamo verso l’agricoltura, come si dice braccia (o gambe nel mio caso) rubate... Oppure visto che ho studiato meccanica magari avrei potuto lavorare in un’officina. A scuola mi sono proprio divertito e mi sono appassionato a questo settore. Fino a qualche anno fa ero particolarmente attento alla mia bici e al suo funzionamento, ora ho smesso di stressare i meccanici perché abbiamo a disposizione il top del materiale e uno staff veramente qualificato».

Come trascorri il tempo libero?
«Con la mia ragazza, insieme ci divertiamo molto, o facendo un giro al Lago di Garda. Seguo volentieri tutti gli sport di endurance, dal triathlon allo sci di fondo, dopo l’allenamento mi piace guardare le gare in tv. D’inverno purtroppo non riesco a dilettarmi con gli sci perché ci si allena sempre più presto con la bici. Ho molti modelli nel mondo dello sport, il mio idolo indiscusso è sempre stato Michael Schu­ma­cher. Da bambino mi alzavo alle 5 del mattino con papà per vedere le sue ga­re, mi dispiace davvero per quanto gli è accaduto, per me resta un fenomeno».

Sembri portato per i grandi giri, quest’anno però non ne correrai neanche uno. Come mai?
«Mi sono affidato alla squadra, ai miei tecnici che dall’alto della loro esperienza mi hanno detto che sono ancora troppo giovane per affrontare una cor­sa di 21 giorni. Mi fido di loro, ne sanno più di me ed è anche loro interesse che io maturi nel modo migliore (anche l’anno prossimo difenderà i colori della Cannondale, ndr). Ora ho in programma di riposarmi un po’ prima di andare in ritiro con la squadra a San Pellegrino. Tornerò a correre ad agosto in America, poi in Italia per le classiche di fine stagione, compreso il Giro di Lombardia. È una corsa che sono andato a vedere spesso, già solo parteciparvi per me è un onore, cercherò di onorarla dando il meglio».

La tua gara dei sogni?
«Tutte le corse hanno un certo fascino, il mio sogno sarebbe un grande giro ma è presto per pensare così in grande. A che età riuscirò a vincerne uno? Non ne ho idea. Non so dove potrò arrivare, non so ancora se un domani avrò i gradi di capitano o sarò un gregario. È vero che Quintana ha vinto il Giro a 24 anni e Aru si è messo in mostra a un’età precoce, ma sapevamo di che pasta erano fatti. Fabio l’anno scorso al Giro si era ammalato se no poteva fare ancora meglio, ma sarebbe azzardato fare certi paragoni. Io devo ancora rompere il ghiaccio e scoprirmi».

Cosa ti ha dato il ciclismo finora?
«La voglia di vivere e godermi ogni momento, sfruttando ogni giorno al massimo. Mi ha insegnato che il lavoro, prima o dopo, paga».

E tu cosa potrai dare a questo sport?
«Mi piacerebbe fare appassionare la gente al ciclismo, far avvicinare alla bici soprattutto i ragazzi, per offrire un ricambio generazionale alla nostra disciplina e renderla più praticata in Italia. Pensaci, se molte più persone usassero la bici sarebbe bellissimo».

Non male come prospettiva. Quindi, cosa diresti a un bambino per invogliarlo a pedalare?
«Semplicemente: “tu prova, vedrai che non smetti più”».

di Giulia De Maio, da tuttoBICI di luglio
http://www.tuttobiciweb.it/index.php?pag...71044&tp=n
 
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#4
E' ancora presto per dirlo ma se il buon giorno si vede dal mattino Formolo potrà essere il futuro azzurro per le grandi corse a tappe con Aru,è molto giovane ma si è messo in mostra in diverse occasioni quest'anno.
Mi piace molto,spero che si confermi e che cresca gradualmente anno dopo anno.
 
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#5
Sì, è anche abbastanza spettacolare.
C'è da lavorare parecchio sul lato tattico comunque, anche se è una cosa normale vista la sua giovane età. Sese
 
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#6
Formolo: La festa, il ricordo di Daniele e il "pericolo Roccia"
C'è un corridore che ha gambe forti, un futuro davanti e un cuore grande così. Si chiama Davide Formolo e ieri in Valpolicella ha festeggiato il suo compleanno e con il suo Fan Club anche la conclusione di uno straordinario primo anno da professionista.
In una giornata di grande festa, Davide ha voluto che il primo pensiero ed il primo atto concreto fossero un omaggio all'uomo che ha sempre creduto in lui e lo ha portato al professionismo: Daniele Tortoli.
Una Santa Messa celebrata nella chiesa di San Rocco di Marano di Valpolicella ha ricordato Daniele.
E poi è stata festa, con il pranzo sociale che ha richiamato a Marano di Valpolicella 250 amici, tra i quali anche Sandro Pelatti, grande anima della Petroli Firenze nella quale Davide Formolo è cresciuo, e la moglie di Daniele Tortoli, signora Silvia.
Nell'occasione è stata presentata la nuova maglia dei soci del Davide Formolo Fans Club caratterizzata dallo slogan «Pericolo Roccia», ispirata dal soprannome di Formolo stesso.

tuttobiciweb.it
 
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#7
Secondo quanto raccolto da Biciciclismo, il 22enne corridore della Cannondale-Garmin Davide Formolo sarebbe ancora indeciso su quale sarà il suo primo Grande Giro: Giro d'Italia o Vuelta a España. La sua stagione, già cominciata brillantemente al Challenge Mallorca, proseguirà con Vuelta al Algarve, Tirreno-Adriático e Vuelta al País Vasco. A maggio con il dubbio tra Giro e Tour of California, per poi disputare il Tour de Suisse. In base alla sua condizione fisica deciderà i programmi per la seconda parte del 2015: sicuramente però, se non dovesse essere al via del Giro d'Italia, sarà scontata la sua presenza alla Vuelta.
 
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#8
La prima (si spera) di tante :D Campione

[Immagine: 2_0207516_1_thumb2.jpg]

[Immagine: 2_0207701_1_thumb2.jpg]
 
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#9
Formolo: «Penso al Tricolore: che bella quella maglia...»
Il giovane talento della Cannondale Garmin punta a Superga

Dopo il Giro d’Italia una settimana di scarico, anche se il giovane Davide Formolo la bicicletta non l’ha mai riposta in garage. «Un paio di ore le facevo sempre, a me piace pedalare e per recuperare è sufficiente togliere pressione e intensità», dice il giovane talento azzurro dalla sua residenza di San Rocco, frazione di Marano di Valpolicella.
«Sto bene, ho voglia di tornare a correre – dice a tuttobiciweb.it il talento della Garmin Cannondale -. Avrei potuto correre anche la Route du Sud, ma alla fine i miei tecnici hanno preferito farmi riposare bene e quindi il tricolore di Superga di sabato prossimo sarà il mio rientro agonistico ufficiale. Dopo l’italiano partirò per il Giro d’Austria, al mio rientro andrò poi in altura sullo Stelvio per preparare al meglio il Giro di Polonia, dove spero di poter fare bene. Mi piacerebbe davvero vincere una tappa ma tenere d’occhio anche la classifica generale».

Prima però c’è una maglia tricolore da inseguire: un anno fa ci sei arrivato vicinissimo…
«È stata in ogni caso una bellissima esperienza, anche se a me arrivare secondo non piace mai. Al momento non l’ho presa benissimo, perché in un campionato italiano quello che conta è portare a casa quella bellissima maglia tricolore, ma è anche vero che Vincenzo (Nibali, ndr) quel giorno era il più forte e l’ha dimostrato subito, la settimana seguente al Tour, quando è andato a vincere e a vestire la maglia gialla, battendo tutti, da Contador a Froome. Ecco, quando l’ho visto pedalare così alla Grande Boucle mi sono rincuorato. Mi sono detto: “Davide, hai perso dal corridore più forte del mondo che c’è in giro in questo momento, non puoi farne un dramma”».

Sabato te lo ritroverai ancora lì, in mezzo alle ruote…
«E io ce la metterò tutta per contrastare la sua onda d’urto. Certo, Vincenzo, Domenico (Pozzovivo), Diego (Ulissi), saranno sicuramente i punti di riferimento di una corsa che non sarà facile vincere, ma io so che posso fare bene e, soprattutto, so che sarò supportato da un gruppo di amici e compagni eccezionali, come Alan Marangoni, Alberto Bettiol, Moreno Moser e Davide Villella».

Parli già da capitano…
«Parlo come chi ha grandi ambizioni, ma noi siamo una squadra e anche i miei compagni di squadra si giocheranno le loro chances. L’importante è essere lì, al momento giusto, per cogliere il momento».

Soddisfatto del tuo Giro d’Italia?
«Sì, anche se ho chiuso in calando. Lo spartiacque è stata la crono di Valdobbiadene, da lì in poi non sono stato più io. Per carattere io non prendo nulla a cuor leggero, però a ben pensarci sono davvero ancora molto giovane e certe corse, difficili e logoranti come il Giro d’Italia, vanno preparate in un certo modo. Ci vuole pazienza e io mi sto attrezzando».

A proposito di preparazione, chi è il tuo allenatore?
«Sebastian Weber, quello che avevamo alla Cannondale un anno fa. Io mi sono trovato benissimo con lui e sono rimasto al suo fianco. In più, per quanto concerne l’alimentazione, mi avvalgo della competenza di Iader Fabbri, anche lui bravissimo».

Se sabato prossimo arrivasse la tanto agognata maglia tricolore, ti vedi con una maglia classica o rivisitata come siamo stati abituati negli ultimi anni…
«Prima vediamo di portarla a casa e poi penso a come mi piacerebbe portarla in giro per il mondo per un anno. Io ho sempre amato la sostanza alla forma e la sostanza è una sola: vincere».

tuttobiciweb.it
 
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#10
Insomma, quella di Nibali non è che sia proprio così bella...  :-/
 
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